domenica 15 giugno 2008

Ometepe island and Granada

Buses. Nicaraguan buses look funny. Most of them are part of a stock of old American school-buses that was bought for a cheap price by the government. Even now they hustle around Nicaragua painted in yellow and with the sign "School Bus" still written in the front. They are smelly, incredibly slow and crammed with people, and at every stop all sort of sellers come in shouting the virtues of their greasy, suspicious and non-identified snacks. And when you think it could not get any worse, the music starts... :)

Night. The guy from the hotel reassured us promptly. "Tonight there is the moon, so it won't be difficult to find your way". But then he decided to be magnanimous and lent us his torch, with very little battery. "Use it only in the difficult bits". So there we were, walking down that muddy path in the middle of the forest and in total darkness. All sounds were amplified. Insects, frogs, birds, the wind blowing, lizards crawling, fruits falling down the trees. It was all black, the moon was not doing such a good job. But we could see the stars above us, very big and bright. Plus - and that was the most incredible thing - we were surrounded by fireflies. There were hundreds of them, blinking their white lights all over the night. So we advanced in the black while real and flying stars were shining all around us, and that was truly magic.

Jump. There was a small dock stretching into the lake, very close to the road. We were so tired and hot after the long hike to the waterfall. We hesitated a bit, people would look at us and the dock looked a bit too high... But then we found the courage, we put our bikinis on, we walked to the end of the dock on and we jumped in the lake. And then we did it again, and again, and again, diving, head diving (do you say it like this?), diving backwards, taking funny pictures, playing like two kids in the swimming pool. Then when we couldn't take it any longer we sat on the dock and looked at the lake, and every single muscle was hurting.

Church. Granada is the oldest city in the American continent. The Spanish tried to demonstrate that they could build something beautiful in that wilderness, and they managed. Elegant, sober, proportionate. An enormous renaissance-style cathedral, wooden porches around the main squares, hidden patios, verandas hanging over the central streets. But if the lines are European, the colour are Central American. Yellow, blue, pink, green, blueberry, purple. Bright, crazy, tropical tones filling the facades, the columns, the doors of every building. The most impressive thing is a baroque church from the XVIII century that miraculously hasn't been restored. No colours on the front, it's simply grey. The decorations have been ruined by the rain and the wind over the last three centuries. It looks bare, old and fragile. That kind of decaying beauty that provokes feelings of attraction and pain at the same time. The same bittersweet feeling that you get when a flower starts loosing its petals, or immediately after the sun sets.

martedì 3 giugno 2008

mare e fiume

Eravamo su questa spiaggia bellissima. L'oceano, ovviamente. E le palme sotto cui stavamo seduti, all'ombra. Ma anche il fiume, lucido e verde, che arrivava da dietro e formava una pozza prima di infilarsi nel mare. Noi eravamo in questa striscia di sabbia fra le due acque, quella dolce e quella salata, a oziare nel pomeriggio. Una compagnia strampalata, ragazzi selvatici che bevevano rum e si arrampicavano come scimmie sulle palme alte 7-8 metri per buttare giu' le noci di cocco di cui bevevamo il succo. Io, Orisha e Clarissa in silenzio, a scrivere o a pensare o a lasciare che il tempo scorresse senza opporre resistenza. Il bagno nel fiume e' stato bello, nuotare contro corrente nella frescura, sentire il flusso dell'acqua accarezzare la pelle mentre mi immergevo per toccare il fondo. I ragazzi dicevano cose quasi incomprensibili nel loro slang indigeno. Uno di loro, un vecchio strabico con l'aria da pazzo, nel mezzo del suo balbettio mi ha guardata intensamente. Ha visto che ero assente, che ero altrove col pensiero, e qualcosa mi stava evidentemente crucciando. "Leave that woman behind", mi ha detto ieratico. Lasciati alle spalle quella donna perplessa, e viviti queste sensazioni. Il caldo, la brezza, il sapore dell'acqua di cocco. Il legno del tronco d'albero su cui sei seduta e le capriole aeree di quelli che giocano a calcetto sulla sabbia.

domenica 1 giugno 2008

update

Infinite sono le cose non dette e non scritte in questo ultino mese e mezzo. Il motivo di questo silenzio è il fatto che sono passata da uno stato di generale meraviglia e stordimento di fronte a ciò che vedevo, a un altro stato di interazione, di vita attiva, di integrazione con questo mondo per cui la continua osservazione distaccata sarebbe stata di intralcio più che di aiuto. Almeno questo è il motivo ufficiale. Il motivo vero è che molte delle emozioni che hanno contrassegnato questi ultimi quaranta giorni erano troppo profonde, troppo intime e troppo private per poterle trasporre su questa pagina bianca senza un minimo di protezione.

La pecarietà è la nota dominante di quest'isola, la sua più puntuale descrizione. Una precarietà che caratterizza tanto i negozietti fragili di chincaglieria di downtown, quanto la vita dei giovani di periferia, quanto i rapporti umani che si creano e si disfano in una sera. Esco con i due musicisti, così carini, cosi gentili, mi portano ai concerti, mi presentao ai cantanti, mi spiegano chi è chi e che tipo di musica fa con una cordialità che - merce rara a Trinidad - never crosses the line. Ho litigato a sangue con Samira, un sabato sera indescrivibile e violento che si è concluso con una telefonata notturna intima e calda, presagio di molto di quanto sarebbe successo in seguito. Ho ripescato Trudy, bellezza mulatta con voce da cartone animato, una delizia. Tra le presenze femminili annovero anche Gunda e Terry, ogni tanto si combina qualcosa. Non vedo i miei coinquilini che di striscio, a parte naturalmente Orisha, con cui c'è un rapporto forse meno viscerale, forse più distaccato, forse più equilibrato. Ho smesso di frequentare i miei colleghi che mi considerano troppo selvatica e che non mi stupiscono mai. Mi lascio invitare da chi mi invita, cioè i ragazzi in cerca di fidanzata, di casual sex o di qualcosa di intermedio, tanto per me sono tutti drink gratis e chissenefrega del resto. Sono un po' più cinica e spensierata, anche se cerco sempre di non mentire. E come potrei con miei occhi trasparenti? (Anita, Anita, quanto volte mi hai detto che devo cambiare?) Ma il mio telefono squilla spesso, tutto fila liscio. Comincio ad arrivare alle serate o alle feste e accorgermi che conosco gente, Port of Spain è piccola e la comunità intellettuale è microscopica. Salto da una conversazione all'altra come un trapezista del circo, sentendomi leggerissima mentre volteggio nel vuoto.

Forse tanta leggerezza mi deriva dal fatto che sto consapevolmente e deliberatamente prendendo un rischio. Sto decidendo di fidarmi - almeno parzialmente, ma di fatto integralmente. Non bisognerebbe mai rischiare, soprattutto quando si è senza rete. Ma come dice Giò la vita un soffio, non c'è tempo per esitare. E poi mi cita Silvia: corri, che sei nel cuore selvaggio della vita. Ergo, tanto vale provare il tutto e per tutto. Al limite mi schianterò al suolo. E che mai sarà? ;)