mercoledì 15 aprile 2009

Da parte di Mauro

Pezzo di letteratura paradossalmente attuale sulla società di Port of Spain negli anni Cinquanta, annotato durante un viaggio in Brasile dallo scienziato Richard Feynman. Grazie Mauro per avermelo inviato!


"Negli anni Cinquanta, una volta rientravo dal Brasile in nave e ci fermammo per un giorno a Trinidad; decisi di visitare la capitale, Port Of Spain. A quell'epoca, se visitavo una città ero interessato soprattutto ai quartieri più poveri, a come si vive...sul fondo del barile. Passai un po' di tempo sulle colline del quartiere nero, girovagando a piedi. Mentre tornavo, si fermò un taxi e il conducente, che era un nero, disse "Ehi, uomo! Vuol vedere la città? Le costerà soltanto cinque biwi". "D'accordo", e salii sul taxi. Si avviò verso un qualche palazzo "Le farò vedere le cose più affascinanti". "No", lo ringraziai. "Quelle sono uguali dappertutto. Voglio vedere la parte peggiore, dove vive la povera gente. Sono già stato sulle colline, lassù". "Oh!" Il tassista era impressionato. "Mi farà piacere condurla in giro. E quando avremo finito, avrò una domanda da farle. Quindi osservi tutto con attenzione". Mi portò in un quartiere abitato da
indiani - case popolari costruite appositamente, forse - e si fermò davanti ad un edificio di blocchi di cemento. Dentro, era praticamente vuoto. Un uomo sedeva sui gradini dell'ingresso. "Lo vede?" mi domandò il tassista "Suo figlio studia medicina nel Maryland". Poi fece salire in auto qualcuno della sua zona, perchè esaminassi meglio la gente.
Era una donna dai denti guasti. Ci siamo fermati e mi ha presentato due donne che ammirava: "Hanno messo insieme abbastanza soldi da comprare una macchina per cucire, e ora fanno le sarte per tutto il quartiere" mi spiegò con orgoglio, e "questo signore è un professore; la cosa interessante è che vuol visitare i nostri quartieri". Vedemmo
molte cose, e alla fine disse "Adesso, professore, ecco la domanda: lei vede che gli indiani sono altrettanto o a volte più poveri dei neri, ma si fanno avanti in qualche modo, quell'uomo ha mandato il figlio all'università, quelle donne avviano una sartoria. La mia gente
invece non fa strada. Perchè?"

Gli ho risposto che non lo sapevo, ovviamente - è la mia risposta a quasi ogni domanda; ma lui non la accettò, non da parte di un professore. Provai a dirgli "Dietro la vita, in India, c'è una lunga tradizione che proviene da una religione e da una filosofia millenarie. E anche se questa gente non abita più in India, continua a tramandarsi tradizioni che riguardano la sostanza dell'esistenza:
cercar di costruire per il futuro, aiutare i figli nei loro sforzi. Sono tradizioni che risalgono a molti secoli addietro. Penso" continuai" che purtroppo la sua gente non ha potuto sviluppare una
tradizione così lunga, o se l'ha avuta l'ha poi persa a causa delle conquiste e della schiavitù." Forse non era vero, ma era quello che pensavo. Al tassista sembrò un'osservazione giusta; disse che anche lui aveva in mente di costruire per il futuro. Aveva puntato del denaro su un cavallo; nel caso avesse vinto, si sarebbe comprato un taxi tutto suo e allora avrebbe fatto davvero i soldi. Mi sentii improvvisamente triste. Gli dissi che scommettere sui cavalli era una pessima idea, lui però insisteva che non c'era altro mezzo. Aveva ottime intenzioni, ma come metodo aveva scelto la fortuna.
Non mi andava di continuare a filosofeggiare, così mi portò in un locale dove una orchestrina suonava dei fantastici calypso. E passai un pomeriggio piacevole."